Lo stravagante mondo di Greenberg – la recensione

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Dopo due film bellissimi come Il calamaro e la balena e Il matrimonio di mia sorella, ecco che il nuovo film da regista di Noah Baumbach trova una distribuzione nelle sale italiane degna di questo nome. Anche se a due anni dalla presentazione al Festival di Berlino.
Rispetto alle sue opere precedenti, con Lo stravagante mondo di Greenberg (da qui in avanti semplicemente Greenberg, titolo originale del film) il regista compie un paio di svolte geografico-narrative apparentemente radicali. Se infatti da un lato, come il suo protagonista – interpretato da Ben StillerBaumbach abbandona l’amata New York e la East Coast per spostarsi a Los Angeles, dall’altro agisce di zoom e concentra il suo campo di osservazione e analisi: da dinamiche singolari e soggettive che componevano un mosaico di relazioni riguardanti il complesso di un nucleo familiare, al racconto di un singolo protagonista alle prese con problematiche tutte personali e al più, di pseudo-derivazione amicale piuttosto che familiare.
Ma pur con queste deviazioni rispetto a quanto ci ha abituato, le traiettorie narrative ed emotive di Baumbach rimangono sempre le stesse, sostanzialmente e teoricamente immutate, portate avanti con le consuete intelligenza e sensibilità.
E senza che la presenza nel cast di Greta Gerwig e Mark Duplass giustifichi coloro che hanno bollato Greenberg come film mumblecore.

Roger Greenberg è infatti la versione adulta del personaggio di Jesse Eisenberg ne Il calamaro e la balena, è il cugino della Nicole Kidman de Il matrimonio di mia sorella. Un uomo che a quarant’anni deve ancora imparare a vivere, con sé stesso prima ancora che con gli altri, vittima di impulsi caratteriali dettati dalle paure e dall’insicurezza, convinto che il “cercare di fare nulla” sia scelta affermativa, alternativa e pro(positiva) invece che fuga negazionista.
Roger Greenberg è l’ennesima personalità amabilmente borderline del cinema indie a stelle e strisce, esilarante e sotto sotto quasi commovente nelle sue invettive via lettera contro i grandi brand (e quindi le istituzioni sociali più anonime e impersonali) che hanno tradito la sua fiducia. Un personaggio che, non a caso, struttura un rapporto di raro equilibrio con l’altra figura obliqua e danneggiata del film, la Florence interpretata dalla bravissima Greta Gerwig, che seppur “appena” 25enne è afflitta da problemi potenzialmente molto simili a quelli di Roger. Ed è proprio dal loro incontro – ed in parte da quello con il vecchio amico di Roger interpretato da Rhys Ifans – che si dipanano i tanti rivoli di una narrazione che scorrono tra le tante crepe dell’anima dei suoi protagonisti, rimarcandole e allo stesso tempo sanandole.

In questo quadro, efficace nonostante sia da sottolineare la riproposizione un po’ convenzionale di tanti temi e situazioni del cinema indipendente, è paradossalmente la figura del protagonista – inteso come interprete e non come personaggio – a far saltare alcuni fragili equilibri. Troppo invadente come personalità iconica, e non del tutto capace di smontarsi e lavorare in minore per asservirsi del tutto alle esigenze del copione, Ben Stiller si muove nel film con eccessiva disinvoltura e ostentata goffaggine, finendo con il danneggiare anche involontariamente tante sfumature, tante delicatezze, tanti sussurri.
Roger Greenberg è un personaggio di Ben Stiller, con tutto ciò che questo comporta. E Greenberg rischia spesso di assomigliare a tratti più ad un film di Ben Stiller che ad uno di Noah Baumbach.
E’ proprio, paradossalmente, nelle scene citate tra Roger e Florence, che questo elemento diviene maggiormente evidente: per il contrasto tra lo stile della performance della star hollywoodiana contrapposto a quello della Gerwig, vera stella emergente dalla galassia indie in grado di essere del tutto asservita e funzionale al personaggio e alle sue esigenze.

Lo stravagante mondo di Greenberg – la recensioneultima modifica: 2011-04-09T18:57:00+02:00da mio.com1
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